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Negli anni giovanili, e poi ancora fino al lavoro assiduo e impegnativo all’interno della casa editrice Einaudi, Cesare Pavese frequentava regolarmente le biblioteche pubbliche torinesi, la Nazionale e la Civica, come emerge da sue stesse dichiarazioni. Di conseguenza, non stupisce più di tanto il fatto che i volumi della sua biblioteca, ovvero quelli di proprietà, ammontino a circa un migliaio. Non sono pochi, ma neppure molti, se si considerano l’importanza e il peso che i libri hanno esercitato nella sua attività di lettore, di traduttore, di scrittore. I libri rimasti dopo la sua morte nell’ufficio in Casa Editrice andarono ad aggiungersi, nel giugno del 1990, al nucleo di quelli conservati dalla famiglia Pavese-Sini (la sorella Maria Pavese e poi, dopo la sua morte, le nipoti Cesarina Sini e Maria Luisa Sini Cossa) e già consegnati al Centro Interuniversitario per gli studi di Letteratura italiana in Piemonte «Guido Gozzano – Cesare Pavese» dell’Università di Torino. I libri di provenienza “famigliare” ammontano a un centinaio e sono legati in particolar modo al periodo degli studi liceali e universitari. Ripetutamente sfogliati, consultati, studiati e annotati, essi denunciano uno stato di conservazione precario; inoltre, presentano talora segni di lettura non necessariamente pavesiani, poiché passati con ogni verosimiglianza tra altre mani. Dall’Einaudi, invece, provengono volumi (circa 900), numeri sparsi di riviste (una ventina), numerosi estratti da libri e periodici.